Come scrivere un libro uscendone vivi e soddisfatti

Alessandro Ancarani (alessandro@studioin3.com) non è un grande scrittore. Non è nemmeno uno scrittore, o almeno non si considera tale. Dal 1997 però il suo lavoro è sempre ruotato nei pressi delle parole in qualità di giornalista, caporedattore, revisore di bozze, videoimpaginatore di libri e giornali. Da allora combatte una strenua lotta contro il suo mortale nemico: l’esercito dei refusi. Ha tratto in salvo da storture grammaticali e formattazioni tragiche migliaia di scritti. Altri li ha visti perire sotto i colpi di assurdi refusi mai corretti. La costernazione che questi episodi gli provocano lo spinge a firmare per noi questa guida in 4 puntate: Come scrivere un libro uscendone vivi e soddisfatti


LE PAROLE SONO IMPORTANTI

Non pensiamo mai a lei in questi termini ma la carta è una tecnologia straordinariamente avanzata: esiste da millenni e ancora non siamo riusciti a trovarle una credibile alternativa. Anche la carta della peggiore qualità, come ad esempio quella utilizzata dai quotidiani, è in grado di conservarsi e restare leggibile per due secoli semplicemente archiviata in un semplice scaffale. Ora date un’occhiata allo smartphone, al tablet o al pc su cui state leggendo queste righe: è in grado di garantirvi le stesse prestazioni? Certamente no. La carta è un supporto stupefacente e - se la tenete lontana dai 451 fahrenheit - praticamente eterno.

Per questo, prima di scrivere qualunque cosa su carta, specie un libro, occorrere avere le idee chiare, sapere ciò che si sta facendo e farlo meglio che si può. Il rischio è di eternare sciocchezze, brutture, noia. Il discorso non cambia se ci affidiamo ai supporti digitali: i byte sono destinati a durare meno dei caratteri impressi su un papiro egizio ma un brutto libro è un brutto libro. Punto.

E invece, come urlava Nanni Moretti qualche anno fa, le parole sono importanti. Chi legge bene, parla bene, pensa bene e vive bene. Così questo pezzo e i tre che lo seguiranno vorrebbero fornirvi qualche spunto di riflessione prima che stilografiche e tastiere inizino a rombare verso la parola conclusiva della vostra fatica letteraria.

Potrebbe esservi utile, prima di iniziare il vostro libro, rispondere a delle semplici domande. La prima?

Da quanto non entrate in una biblioteca o in una libreria?

A prescindere dalla risposta, tornateci il prima possibile. Sono luoghi deliziosi. Sovversivi nella loro essenza: vi mettono a disposizione il Sapere, a volte addirittura con orario continuato. Una volta dentro guardatevi intorno. Dietro ognuno delle migliaia di libri che vedete c’è una persona che aveva qualcosa di interessante da scrivere. Di oggettivamente interessante, se ha trovato un editore disposto a pubblicare e dei lettori disposti ad acquistare. L’offerta sugli scaffali è sterminata. Siete sicuri che la vostra futura opera riuscirà ad ampliarla in modo dignitoso e meritorio? Contando sul silenzio che avete intorno riflettete a fondo e se la risposta è affermativa (e non vi siete ancora addormentati) proseguite questa lettura.

Da quanto tempo non leggete un libro?

Doveroso domandarlo. Lo dicono le statistiche: l’Italia è uno dei Paesi al mondo che legge meno. Ma anche uno di quelli che pubblica di più. Scriviamo molto e leggiamo poco insomma. E - senza fare i moralisti - la cosa è sbagliata. Come alle elementari insegnano prima a leggere e poi a scrivere, così da adulti è necessario leggere molto se si vuole scrivere bene. Rifugiarsi dietro un banale «Scrivo così perché questo è il mio stile» è uno scudo che non reggerà di fronte ai correttori di bozze del vostro futuro editore. 15 minuti almeno ogni sera prima di dormire. Leggete quel che volete, ma leggete.

Da quanto tempo non scrivete un componimento?

Può apparire un dettaglio, specie a chi se l’è sempre cavata con la penna in mano. Tuttavia molti potenziali autori di best seller hanno firmato la loro ultima opera in un giugno di parecchi anni fa. Era il tema di Maturità. Se è qualche mese (figuriamoci anni) che non scrivete con regolarità il consiglio è di sgranchirsi un po’. Magari tenendo un diario per qualche giorno. Oppure organizzando gare di componimento breve coi vostri familiari: scegliete un tema e datevi non più di 50 parole per svolgerlo. Se vi sembrano poche ricordate che la letteratura è un’equazione complessa: più aumentate le variabili più è alto il rischio di non risolverla mai…

Siamo giunti alla domanda fondamentale di oggi: Per chi stiamo scrivendo il nostro libro?

Ci sono molte risposte possibili ed una sola è sbagliata. La scopriremo nella prossima puntata…