Come scrivere un libro - Parte 3^

Alessandro Ancarani (alessandro@studioin3.com) non è un grande scrittore. Non è nemmeno uno scrittore, o almeno non si considera tale. Dal 1997 però il suo lavoro è sempre ruotato nei pressi delle parole in qualità di giornalista, caporedattore, revisore di bozze, videoimpaginatore di libri e giornali. Da allora combatte una strenua lotta contro il suo mortale nemico: l’esercito dei refusi. Ha tratto in salvo da storture grammaticali e formattazioni tragiche migliaia di scritti. Altri li ha visti perire sotto i colpi di assurdi refusi mai corretti. La costernazione che questi episodi gli provocano lo spinge a firmare per noi questa guida in 4 puntate: Come scrivere un libro uscendone vivi e soddisfatti

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BASTA UN CANE NERO PER ROVINARE TUTTO

Siete su una spiaggia deserta mano nella mano con la persona che amate. Vi state godendo un tramonto che nemmeno Hemingway potrebbe descrivere più bello. Sulla sinistra a 20 metri da voi però, da 72 minuti un rottweiler nero come la notte vi fissa immobile. Non ringhia, non abbaia, vi fissa e basta. Potreste vivere un momento indimenticabile se solo riusciste a non curarvi del cane nero… ma non ci riuscite. E quella presenza resta una perturbazione costante per l’idillio che avete davanti. Anche volendo, non potete far finta di niente, non riuscite ad ignorarlo.
È la stessa cosa che succede ai vostri occhi quando leggete un libro. Vorreste solo concentrarvi sul godimento che traete dallo svolgere narrativo, ma il testo che vi passa tra le mani ha delle formattazioni incoerenti e c’è qualche refuso di troppo. Vorreste ignorare il tutto, ma i vostri occhi, strumenti dalla straordinaria potenza ed efficacia, colgono ogni dettaglio sulla pagina, anche quelli che preferireste fare a meno di incontrare. Questo significa interrompere spesso la lettura perché qualcosa che nemmeno avete nitidamente visto vi ha tolto concentrazione. Significa tornare indietro di tre periodi e leggere di nuovo il passaggio per riannodare fili che una semplice ma inopportuna virgoletta aveva sciolto.
Anche il libro più avvincente, di fronte ad un editing curato male, è destinato a perdere la propria battaglia. Ed è un peccato, perché bastano poche semplici regole per evitarlo. Tra l’altro non sono regole universali. Potete stabilire voi il vostro codice di regole sull’uso di strumenti come corsivi, grassetti, maiuscole, punteggiatura, parentesi, apici, virgolette. L’importante è che, una volta fissato, lo osserviate fino al termine della stesura. Perché se, in buona fede, avrete fatto scelte sbagliate ma coerenti fino in fondo, correggerle con gli strumenti automatici sarà un gioco da ragazzi. Se invece avrete utilizzato queste “” oppure «» a seconda dei vostri bioritmi, sarete destinati a dover pagare centinaia di euro per un correttore di bozze chiamato a svolgere una cosa che con un minimo di attenzione potevate fare da soli. Macché correttore, sono fortunato io, la mia fidanzata è pazza di me. Leggerà lei la prima bozza e sistemerà tutto… Anche questo è un buon metodo. Specie se volete ritrovarvi single.
Se darvi un sistema di regole vi mette in difficoltà vi offro gratis quello che utilizzo io. Mi è stato insegnato nella redazione del giornale in cui iniziai a scrivere, ma posso assicurarvi che funziona non solo sugli articoli di cronaca ma anche sui libri.

Maiuscole

Visto che ogni frase comincia con una di quelle, partiamo dalle maiuscole: usatele solo quando sono necessarie. Disturbano la lettura. Se nel vostro libro si grida una volta sola potete permettervi uno «SMETTILA!» ma se il protagonista fosse nevrastenico rischiate di ritrovarvi pagine piene di maiuscole. Davvero pessimo. Anche per gli acronimi consiglio uno stile minimalista: Inps è meglio di INPS, Fiat è meglio di FIAT. Evitate come la sabbia nel letto maiuscole accentate con l’apice: questo E’ rappresenta un crimine contro l’umanità. Al suo posto usate È, vi scongiuro.

Virgolette

Passiamo alle virgolette, ambito spinoso. Potete usare queste “” ma dovete sapere a cosa andate incontro: se all’interno di una frase virgolettata, chi sta parlando deve citare qualcosa detto da altri non potrete inserire questo inciso nuovamente tra le “”. Potete usare gli apici ‘’ oppure, meglio ancora, mettere l’inciso in corsivo. Così: “Me ne stavo appoggiato al bancone quando il barista mi fa Bella giornata oggi, vero?”. Personalmente preferisco queste «»: sono basse, disturbano meno la lettura e lasciano ampio margine di manovra per gli incisi, anche molto complicati. Ultima cosa: chiudete una frase col punto fuori dalle virgolette, così ». e non il contrario. Una domanda invece così ?».

Numeri

I numeri ora: se non sono i civici delle abitazioni usate le lettere fino a dodici e poi passate alle cifre. «Ho una casa dodici volte più grande della tua», «mi sono fatto 37 giri campo sbadigliando».

Corsivi e grassetti

I primi vanno bene per gli incisi o per citare brani di un’opera o il titolo della stessa, ma utilizzateli se davvero necessario. Fate i conti coi secondi se scrivete saggistica, non narrativa. Dei sottolineati non voglio nemmeno sentir parlare…

Punto esclamativo

Utilizzatelo con parsimonia. Se vi sembra che serva per dare enfasi alle frasi, probabilmente sono le frasi che vanno riformulate. I punti esclamativi sono come i caffè, troppi rendono nervosi… i lettori. Inoltre, a meno che non siate liceali innamorate, astenetevi da oscenità come il punto esclamativo multiplo (tra l’altro sembra il nome di una brutta malattia).

Punto e virgola

Il mio primo Direttore di redazione fu molto chiaro all’epoca: «Il punto e virgola non esiste». Forse esiste, ma cerco di farne a meno. Il punto o la virgola sanno sostituirlo, quello strano ibrido ha la sfortuna di essere scarsamente compreso sia dai lettori che dagli autori.

Un’ultima  cosa, i doppi   spazi....

Fanno   più male delle sigarette, ma si possono eliminare coi  comandi   automatici, ad esempio, con la funzione "trova/sostituisci: trova un doppio spazio e sostituisci    uno spazio singolo. Nonostante questo,  quattro testi su cinque tra ciò che correggo e    impagino contiene quest’aberrazione della natura. Dai ragazzi, veniamoci incontro! Ok, fine della terza lezione. Ci si sente la prossima settimana. Ora se qualcuno si porta via quel benedetto cane che mi sta fissando da 76 minuti gliene sarei molto grato…