Come scrivere un libro e uscirne vivi e soddisfatti 4/4

Alessandro Ancarani (alessandro@studioin3.com) non è un grande scrittore. Non è nemmeno uno scrittore, o almeno non si considera tale. Dal 1997 però il suo lavoro è sempre ruotato nei pressi delle parole in qualità di giornalista, caporedattore, revisore di bozze, videoimpaginatore di libri e giornali. Da allora combatte una strenua lotta contro il suo mortale nemico: l’esercito dei refusi. Ha tratto in salvo da storture grammaticali e formattazioni tragiche migliaia di scritti. Altri li ha visti perire sotto i colpi di assurdi refusi mai corretti. La costernazione che questi episodi gli provocano lo spinge a firmare per noi questa guida in 4 puntate: Come scrivere un libro uscendone vivi e soddisfatti

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SCIACQUATE BENE LA RUCOLA SOTTO IL RUBINETTO DELL’UMILTÀ

Ultima lezione. Cosa scriviamo dentro queste centinaia di pagine immacolate per trasformarle in un caso letterario? Ognuno di voi ha certamente un’idea che gli luccica tra le meningi. Ma se disgraziatamente ancora non l’avesse il consiglio è di vagare con la mente. Cambiate le vostre prospettive di osservazione delle cose che vi circondano, siate massimamente curiosi.
Un decennio abbondante di esperienza come giornalista mi ha insegnato fin troppo bene che le cose non sono mai quel che sembrano a un primo sguardo. La realtà è straordinariamente complessa, non date nulla per scontato e fate domande su tutto quello che non sapete: dove è stato pescato il gamberetto che ho nel piatto? Come viene smaltito il materiale radioattivo che ogni ospedale utilizza per fare le radiografie? Perché se utilizzo il Bancomat devo digitare un codice e invece per la carta di credito questo non serve?
Se anche dopo una ricognizione di questo genere lo spunto per una bella storia ancora non è guizzato tra i vostri neuroni il consiglio è di cenare pesante, poggiare notes e penna sul comodino e fiondarvi subito a letto. Peperonata, cozze e Verdicchio sono tutte ottime strade per garantirsi oniriche ispirazioni. Se volete salvaguardare la linea però, consiglio a tutti la rucola (meglio se selvatica) e le sue blande proprietà psicotrope: giubilatela con squacquerone e piadina poi correte sotto le lenzuola a sognare la storia che scriverete. Buttatela sul notes una volta svegli e lavorateci sopra.
Nel mezzo del cammin di nostra vita, Quel ramo del lago di Como, Era una notte buia e tempestosa… Che siate Dante, Manzoni o Snoopy, la regola d’oro di ogni scritto è: l’incipit deve catturare l’attenzione di chi legge, colpirne e stimolarne l’immaginario. La prima parola, la prima frase, il primo capoverso di un’opera possono fare la differenza: siate audaci, folli. Peccate in fantasia piuttosto che in prudenza. L’importante è catturare l’attenzione del lettore e trasportarlo a pagina 2 o 3 prima che abbia il tempo di pensare a cosa sta succedendo. A quel punto – se siete stati bravi – ce l’avete in pugno: prenderà un bel respiro, si tufferà nella lettura per riemergerne una volta girata l’ultima pagina. Vi pare una baggianata? Pensate al proverbio: Chi ben comincia è a metà dell’opera si riferiva certamente a un libro…
Nonostante questo, un bell’incipit non vi basterà per prendere il tè a casa di Stephen King. Dovete sapere in che direzione muovere la storia, dove andrete a parere e come concluderete. Occorre un piano. Ma ve lo può fornire la vostra prof. di Italiano delle medie: ricordate quando insisteva che prima di un tema è necessario fare la scaletta? Anche se sono trascorsi decenni, la signora aveva ragione da vendere. Prendete il notes dal comodino e annotate le 5 Wh questions (Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché?) già incontrate nella lezione 2. Da questi quesiti ramificatene altri fino ad ottenerne una pianta rigogliosa. Se rispondete in modo sensato e armonico a tutte le domande della scaletta vi ritroverete magicamente tra le mani una prima bozza dell’opera su cui apportare le modifiche successive.
Ora l’ultimo passo. Spogliatevi, andate sotto la doccia e spalancate il rubinetto dell’umiltà (quella fredda, mi raccomando). Restateci finché non avrete rimosso fino all’ultima traccia di sicumera e prosopopea. Quindi uscite, asciugatevi ed individuate tra i vostri conoscenti l’individuo che più detesta leggere. Pagatelo per dare una scorsa al vostro manoscritto e poi state a sentire che ne pensa. Pagatelo poco, in modo che il suo giudizio sia spietato. E fate tesoro di quel che dice…
Se riuscirete ad entusiasmare col vostro libro una persona che non ama leggere non solo rischiate di avere successo, ma avrete fatto un favore all’umanità intera.
Siamo arrivati al dunque. Penne e tastiere vi si incendiano tra i polpastrelli. Come recita il titolo, questo corso semiserio non vi promette che il vostro futuro libro sarà un best-seller da milioni di copie. Ma, se osserverete scrupolosamente le dritte che vi ho dato in queste quattro lezioni vi garantisco che ne uscirete «vivi e soddisfatti». Credetemi, di questi tempi non è poco…